Dani Aaron

Daniela e Aaron

Una giovane donna meditativa, affascinata da tutto ciò che riguarda la consapevolezza e la crescita personale ed un assistente sociale innamorato della musica rock.

Entrambi di origine bellunese (il che, soprattutto per lui, ha una forte carica emotiva), ma che per ragioni lavorative al momento si sentono ‘trapiantati’ a Trento.

Quando decidono di dare vita ad un progetto comune ne esce sempre un’esperienza divertente, al confine fra il comico ed il profondo

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Perché avete scelto il Brasile come destinazione e una missione come vacanza?

Nel 2013, freschi di laurea e un po’ per gioco, abbiamo iniziato un corso di portoghese brasiliano con la fantasia di poterci, un giorno, trasferire per un periodo in Brasile.

Più studiavamo e parlavamo con il nostro insegnante Welington, originario di Rio di Janeiro, più saliva la curiosità di visitare questo grande Paese.

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Mentre eravamo alle prese con la pronuncia brasiliana e con lo studio di un pochina di storia, un nostro amico che era stato tempo prima in viaggio in Sud America ci ha parlato della realtà del Bairro da Juventude di Criciuma, nello stato di Santa Catarina. Siamo rimasti affascinati dall’esperienza che lui ha vissuto e ci ha condiviso, tanto da pensare seriamente di volerci tuffare nel vuoto e provare la stessa avventura.

Fatalità? Il nostro insegnante, poco dopo la fine del corso, si è ritrasferito, con la moglie, in Brasile proprio nello stato di Santa Catarina a qualche centinaio di chilometri da Criciuma.

Il destino sembrava, quindi, chiamarci a muoverci verso il sud del mondo, con una destinazione precisa e tante persone da ritrovare, incontrare e con cui condividere un pezzo di vita.

Qualche informazione logistica per l’organizzazione del viaggio?

Abbiamo acquistato il biglietto aereo presso un’agenzia perché per un viaggio così lungo non ci sentivamo ancora abbastanza esperti per fare da soli. Ora abbiamo imparato molte cose e per i prossimi viaggi cercheremo di fare da soli.

La compagnia aerea con cui abbiamo viaggiato si chiama TAM ed è, assieme alla TAP, quella più utilizzata per viaggiare in Sud America.

aereoI prezzi sono, si sa, un pochino impegnativi, ma in un viaggio come il nostro sono stati, in pratica, il nostro solo costo: nel mese di permanenza siamo stati ospitati presso una stanza al Bairro, durante le giornate mangiavamo con i ragazzi della scuola e a nostro carico c’era solamente la colazione e le cene.

Abbiamo prenotato a febbraio i biglietti per partire il mese di agosto e ci siamo resi conto che era un pochino, economicamente parlando perché se li avessimo prenotati un pochino prima avremmo risparmiato un po’.

Il clima che abbiamo incontrato ad agosto a Santa Catarina, dove sono nel bel mezzo dell’inverno, è simile a quello nostro autunnale. C’è da dire che poi, durante la giornata, le temperature salgono e si riesce a stare con una semplice maglina. Insomma, felpa sempre a portata di mano e giacca a vento per la sera e il mattino: non fate come noi che abbiamo pensato, ingenuamente, che comunque fosse, in Brasile faceva caldo e siamo partiti senza giacca!

Missione 7

La lingua che si parla in quella zona del Brasile è il portoghese brasiliano (attenzione che è diverso da quello del Portogallo!), anche se dobbiamo ammettere che molti over 45 parlano dialetto veneto o italiano e che molti giovani discendenti di italiani sono interessati alla nostra lingua e patria.

Gli spostamenti in loco sono stati agevoli: il Bairro si è preso cura di noi venendoci a prendere e accompagnandoci all’aeroporto; per visitare città o punti di interesse limitrofi, la rete degli autobus è sviluppatissima e molto organizzata, anche perché non c’è una rete ferroviaria che colleghi le città nel grande Brasile.

Il Brasile è lo stesso paese che abbiamo visto ai mondiali 2014?

Il Brasile è un Paese molto vasto ed eterogeneo per etnie, usanze e culture e noi ci siamo mossi in un’area di circa 500 chilometri (molto pochi rispetto ai circa 7500 di coste da nord a sud). Lo Stato di Santa Catarina è tra i più ricchi ed il tenore di vita è alto rispetto agli altri Stati.

Missione 8

Tuttavia, per la nostra sensibilità tutta europea, che è abituata alla distinzione netta fra quartieri ricchi e poveri, è impressionante la commistione di realtà che la terra brasiliana propone: fra due case molto dignitose e benestanti, potrebbe esserci una stradina che porta, appena dietro l’angolo, proprio ad una favela. Non mancano, infatti, anche negli Stati più ricchi, zone molto povere e disagiate e la popolazione autoctona sembra accettarle senza viverle come una piaga è una realtà che raccoglie a sé centinaia di giovani provenienti dai quartieri poveri di Criciuma e dintorni.

Missione 1

Inoltre, la grande colonizzazione italiana di fine ‘800 ha lasciato fortissime influenze nei brasiliani del Sud, che si sentono, e sono, italiani, anche se nati e residenti in Brasile. Questa caratteristica della popolazione locale stacca dallo stereotipo del brasiliano scuro di carnagione intento a ballare la samba o tirare calci ad un pallone in infradito in un favela di Rio.

Non abbiamo, infine, avuto l’impressione di trovarci nella patria del calcio: sebbene tutti possano affermare di avere la squadra del cuore, il tifo indiavolato del Maracanã è un’eccezione in un Paese più intento a crescere e sopravvivere che a tifare il calcio.

Quali difficoltà avete incontrato in missione?

Il primo grande ostacolo, per noi, è stato sicuramente linguistico: il portoghese, già di per sé, non è una lingua facile, inoltre quasi tutti i ragazzi del Bairro parlavano un dialetto incomprensibile anche a buona parte degli insegnanti del posto.

Non abbiamo trovato altre difficoltà oggettive, ma una nota di colore c’è. E’ evidente chel’incontro con una cultura differente dalla propria impone sempre una certa flessibilità mentale e capacità di adattamento: quello con il popolo brasiliano richiede di lasciare a casa le modalità un pochino “perbeniste”, i convenevoli e la delicatezza nei modi tutte italiane. A Santa Catarina non è cosa rara sentirsi apostrofare in maniera molto schietta e sagace, senza che questo sfoci nella cattiveria o nella malizia.

Missione 6

Mi raccontate la giornata tipo di un volontario?

La nostra giornata era scandita dalla campanella scolastica: ogni mattina le lezioni cominciavano alle 8.30 e noi ci trovavamo all’entrata del Bairro con Juliana, la responsabile dei progetti culturali e nostra referente, che ci presentava nel dettaglio le attività che in quella giornata avrebbero coinvolto le classi. Insieme a lei decidevamo a quali avremmo potuto collaborare, a seconda del bisogno poteva essere affiancare le maestre dell’asilo nido, gli insegnanti di ginnastica nelle attività che portavano i ragazzi fuori dai confini della scuola, aiutare a preparare la merenda o i pranzi in mensa, accompagnare il coro nelle trasferte oppure i ragazzi che tornavano a casa con l’autobus.

Io (Aaron) grazie alla sensibilità di Juliana appunto, ha potuto affiancare l’assistente sociale del Bairro in modo tale da poter apprendere un metodo di lavoro diverso rispetto a quello che lui ha imparato ed applica in Italia, incontrando le realtà più difficili di Criciuma.

Missione 2

Io (Daniela) invece, ha trascorso molte giornate con i bambini del nido e con il coro, per condividere con tutti loro la sua esperienza canora, ma soprattutto per imparare un nuovo modo di fare musica, tutto spontaneo e naturale.

Missione 3

Con Juliana ci siamo sentiti molti mesi prima di partire via mail e questo ci ha dato fiducia, ha fatto crescere il nostro desiderio di partire e di essere parte del loro sogno per un Brasile migliore.

Ci ha chiesto quali erano le nostre passioni e quali di queste avremmo voluto portare con noi nel Bairro; è stata molto disponibile ed accogliente: ci ha messi nella condizione di fare proposte nuove, ma allo stesso tempo di accompagnare le loro quotidiane. Ci ha dato, quindi, una grande possibilità, ovvero quella di vivere totalmente una realtà lontana rispetto al mondo da noi conosciuto, stando in ascolto di quanto accadeva lì, senza pretese di insegnare e senza quel pidocchioso atteggiamento da #europeo#iosonoilprimomondo.

Per noi vivere in semplicità le lezioni cui partecipavano i ragazzi è stato un grande momento di crescita: abbiamo imparato un nuovo metodo di insegnamento, colto una nuova visione della scuola e della formazione. Ci ha arricchiti come giovani neo-laureati, ma anche come futuri adulti e genitori.

C‘è un momento o un incontro che vi ha fatto riflettere?

L’incontro per noi più illuminante è stato certamente quello con gli insegnanti dei Bairro, nessuno escluso. La passione e la grande dedizione che mettono nel loro lavoro sono state una scoperta perché mai le abbiamo incontrate sui banchi di scuola.

Le possibilità di confronto e dialogo sono avvenute spontaneamente e sono state numerose. Il loro modo di vivere il lavoro nella scuola è un esempio sotto il profilo professionale, ma anche di vita: credono fermamente nel progetto del Bairro, investendo tempo ed energie ben oltre l’orario di lavoro e le mansioni che spetterebbero loro; nei confronti di tutti i ragazzi della scuola ogni insegnante ha la cura e l’attenzione che sono proprie dei genitori.

Indescrivibile la commozione provata una sera, dopo un concerto del coro, quando abbiamo accompagnato a casa i ragazzi con l’autobus: un insegnante sedeva vicino all’autista e ad ogni fermata, quell’insegnante faceva cenno all’autista di attendere ed accompagnava fino alla porta d’entrata il ragazzo, aspettava che un parente di questo gli aprisse e poi, quando era al sicuro, tornava di corsa nell’autobus.

Missione 4

Cosa vi ha lasciato questo viaggio?

Questo viaggio ci ha arricchiti come individui e come coppia di valori inestimabili.

Abbiamo stretto nuove amicizie con cui rimaniamo in contatto; si tratta di quelle amicizie che nascono in poco tempo ed hanno la consapevolezza di avere davanti poco tempo per “viversi”, una sorta di scadenza segnata dal volo di ritorno. Ecco, abbiamo incontrato uomini, donne, bambini che ci hanno colpiti in pieno viso per la generosità, l’accoglienza, la spontaneità, a tratti schiettezza, e sono entrati in un angolo molto profondo di noi perché non abbiamo perso tempo con i fronzoli del caso e ci siamo messi subito a nudo.

Inutile dire, infine, che la nostra voglia di viaggiare ora è ancora più forte di prima, e rimane, in noi, la voglia di tornare un giorno. Che ne sarà di noi, chi può dirlo?!

 Missione 5

Cosa consigliereste a chi vuole intraprendere un’esperienza in missione?

Il primo consiglio da “fratelli maggiori” che ci sentiamo di dare è quello di avere fiducia in se stessi e in quello che accadrà. Non desiderare troppo programmare il viaggio nei dettagli, perché abbiamo notato – questo non solo in Brasile, ma anche in altre missioni ed occasioni – che la vita ha progetti a volte diversi dai nostri.

Quanto deve accadere, accade comunque, per cui potranno presentarsi situazioni nuove, strane, anche spiacevoli a volte, ma tutte, se ben ascoltate e guardate, si rivelano ricche di significato e stimoli nuovi.

Inutile aggiungere che lo spirito di adattamento ed una buona predisposizione alle relazioni con gli altri aiutano infinitamente a rompere il ghiaccio con chiunque, nonostante tutte le persone che abbiamo incontrato fossero accoglienti e disponibili al confronto.

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